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Visualizzazione dei post con l'etichetta Focus

FOCUS - Lampi nel buio; un trittico di Oren Affias

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  Sensitive Fate - 2021 Sperimentare, nel cinema, significa sostanzialmente, cercare;  cercare all'interno del processo stesso di creazione e all'interno dell'opera compiuta e fruita dallo spettatore. Un doppio binario che investe una molteplicità di campi semantici, così tanti che diventa difficile imbrigliare il lavoro stesso in una definizione univoca; se ci riusciamo e allora vuol dire che quello che abbiamo di fronte a noi, semplicemente non è un lavoro sperimentale ma finge di esserlo. Marahefet - 2022  Il lavoro di Oren Affias , a nostro avviso si iscrive in una cornice di puro sperimentalismo (visivo/uditivo e testuale). In questa sede analizziamo brevemente tre lavori giunti al Sipontum Arthouse International Film Festival attraverso una nostra personale chiave interpretativa. haxa-manen - 2023 Il cinema (ma sarebbe meglio dire poema visivo) del regista tende alla "conoscenza" intesa come disvelamento. Ma mentre la pulsione umana tende alla conoscenza, l...

FOCUS - il cinema espanso di Ilaria Pezone

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  Ilaria Pezone Tra gli autori più rilevanti passati al Sipontum Arthouse International Film Festival possiamo certamente annoverare Ilaria Pezone . Per dare alcune coordinate al suo cinema e incanalare il discorso nella nostra prospettiva, dobbiamo fare un piccolo passo indietro e parlare del New American Cinema Group (NACG) , movimento cinematografico veramente indipendente fondato da Jonas Mekas all'inizio degli anni sesssanta. In un'ottica di nuovo umanesimo, il NACG si dichiara inoltre pratica di rinnovamento dell'arte e della vita insieme: <<siamo per l'arte ma non a spese della vita. Non vogliamo film falsi, patinati, puliti - li preferiamo grezzi, sporchi, ma vivi;>> [...] Deriva da questo la convinzione che il nuovo cinema sia radicato nelle forme dell'improvvisazione, in cui storie e personaggi lasciano spazio allo scorrere informe della vita. ( Giulia Simi - Jonas Mekas, cinema e vita, ETS, Pisa, 2022 p.34 ). La casa della Stella   Il cinema...

FOCUS - Esplorare la materia - Time Crystals e Tlaloc, un dittico di Abinadi Meza

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  Abinadi Meza Che cos'è il cinema?  La risposta non può essere una sola; il cinema è dispositivo, linguaggio, spettacolo, industria, arte, innovazione tecnologica... il cinema è anche un luogo fisico, una istituzione, storia ... Tlaloc  Potremmo andare avanti a lungo con questa lista, ma a noi ci basta sapere che il cinema non è soltanto "una cosa", ma ha una natura e un' identità composita e molteplice; sbaglia chi pensa al pubblico come un blocco unico di individui, tutti con lo stesso gusto e le stesse aspettative. Anche gli autori, quando sono davvero tali, seguono strade piuttosto personali per parlare del mondo. Tlaloc  Abbiamo imparato a conoscere il lavoro di Abinadi Meza attraverso un dittico presentato al Sipontum Arthouse International Film Festival (presentato in edizioni differenti) che ci ha posto di fronte a un cinema tanto misterioso quanto profondamente umano. Time Crystals Time Crystals e Tlaloc sono due lavori così lontani eppure così vicini. ...

FOCUS - Uno sguardo distopico; Horizon di Daniele De Muro

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Nell'eterno dibattito che contrappone il cinema d'autore al cinema commerciale si assiste spesso a una eccessiva polarizzazione delle rispettive posizioni; esistono autori che si situano nel mezzo (per scelta o per caso) e che gettano un ponte tra questi due modi di intendere il fare cinema e il rapporto con il pubblico. Lo fanno attraverso film che partono dalle premesse di un cinema classico per poi spostarsi, spesso e volentieri su terreni più interiori e profondi (regno del cinema d'autore). Se il cinema mainstream punta più l'attenzione sulla storia, il cinema d'autore pernsa più ai personaggi.  Questi film che si situano nel mezzo sono scivolosi perché corrono il serio pericolo di scontentare tutti (gli amanti del cinema d'essai e quelli del cinema di cassetta) e perciò sono tanto più significativi quando sono fatti con criterio. Questo, a nostro avviso, è il caso di Horizon di Daniele De Muro , che si situa in una sorta di confine che separa due mondi...

FOCUS - Per un cinema performativo; No More di Fabricio Estevam Mira e Sensitive Fate di Oren Affias

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  Una delle caratteristiche del cinema indipendente e arthouse di tutto il mondo è quella di intendere il film anche come atto performativo ; sforzo, tensione, dolore e fatica nel movimento. Il cinema è movimento e nell'atto del "muoversi" i protagonisti fanno fatica (metafora delle difficoltà di fare cinema indipendente?)   Molti sono i film "performativi" giunti al Sipontum Arthouse International Film Festival ; oggi concentriamo la nostra attenzione su due pellicole molto lontane, geograficamente e negli assunti di base, ma accomunate da questa componente fisica del fare cinema: No More del del Brasiliano Fabricio Esteva Mira e Sensitive Fate dell'Israeliano Oren Affias . No More - Fabricio Estevam Mira In No More , Fabricio Estevam, al contempo regista e interprete principale, riesce nel quasi impossibile compito di dare corpo a un Gesù dei nostri tempi, in rivolta contro se stesso e il suo destino, quello di salvare il mondo, un mondo che non sente e...

FOCUS - A volte ritornano, fantasmi e presenze nel cinema arthouse: Gioia di Eduardo Castaldo e The Binding Bell di Jeremiah Holt

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  Anime che tornano; per aiutare, per essere aiutate, per recuperare consapevolezza o per farla raggiungere a chi ancora appartiene a questo mondo. E' questo il trait d'union di due film così vicini e per altri versi così lontani tra loro, giunti nell'edizione invernale del Sipontum Arthouse International Film Festival e che non hanno mancato di affascinare pubblico e giuria. The Binding Bell - Jeremiah Holt  In questo dittico particolare la fa da padrona l'atmosfera onirica e sospesa, una sensazione da dormiveglia un cinema che tende ad aprire porte su (sarebbe meglio dire in questi casi "da") altri mondi. I risultati espressivi risultano complementari: The Binding Bell , complice anche la scelta del bianco e nero e le proporzioni delle immagini (4:3) resta una porta aperta sull'altrove alla maniera dei racconti ottocenteschi, romantici e scapigliati (da Poe a Maupassant passando per Bierce, Luigi Capuana ecc..) è intriso di un mood vagamente lynchiano. ...